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Tra valigie e nuovi inizi
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Disfo la valigia.
Lo faccio come prima cosa la mattina dopo il rientro e la lunga traversata in auto che ci riporta da Torricella a Torino: un tempismo del tutto insolito perché d’abitudine, quando torno da qualche viaggio, l’abbandono all’ingresso così com’è per almeno una settimana. È il mio modo, credo, per prolungare l’esperienza.
Questa volta però non ho voglia di prolungare. E non so dire se sia fretta di disfarmi dell’estate più torrida degli ultimi anni o frenesia da rientro: un bisogno impellente di tornare alla mia casa, al mio studio, ai miei ritmi, alle mie persone, ai miei oggetti, ai miei progetti.
Disfo la valigia e mentre maneggio i costumi, i pantaloncini e le magliette per l’infilata di lavatrici che mi aspetta, mi accorgo che su ognuno è rimasta attaccata una memoria d’estate.
Gran parte del racconto della mia estate è lì: nello stropiccio del pigiama che di notte, puntualmente, finiva accartocciato ai piedi del letto, nella sabbia rimasta tenacemente aggrappata alle cuciture del costume, nei libri in fondo al bagaglio che hanno fatto da sottofondo alle giornate, negli indumenti piegati e intonsi che non hanno mai avuto un’occasione per dispiegarsi.
Disfo la valigia, vaglio, riordino oggetti. E mi pare di sfogliare una storia. Di ripercorrerne le pagine, le sottolineature, le orecchie, gli appunti a margine.
La stagione del mare, dei bagni e dei pisolini sulla sdraio è finita, o almeno lo è per me. L’estate, invece, quasi ma non ancora.
È sempre malinconico ed eccitante insieme questo tempo di mezzo sospeso tra un ‘non più’ e un ‘non ancora’. Tra la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra.
A me, in questo intermezzo che trasuda malinconia ed eccitazione, sembra di esserci da un po’. Certo da più di qualche giorno.
Faccio i conti con il tempo, anche se i conti con il tempo non sono il mio forte da quando ho finalmente iniziato a vivere la vita pienamente presente al mio presente.
Conto i mesi. Otto da quando ho spedito l’ultimo Fabulatorio. Trentasei da quando è cominciata la metamorfosi da Coaching in Fabula a Bottega Biografica; ma forse centoventi, perché ogni cosa che nasce, nel momento in cui nasce (tu e io compresi!), principia a trasformarsi e non smette più fino al suo ultimo giorno di vita. Dopo, non è dato a sapersi con certezza.
E ora – centoventi mesi dopo, o trentasei, oppure otto (o magari cinquecentosettanta, chi può dirlo? 🤭) – sono qui: sospesa tra la malinconia per ciò che si è concluso e l’eccitazione per tutto quel che di inedito ha da offrirmi ciò che sta cominciando.
Sono qui, tra la fine di una stagione e il principio di un’altra: tra la valigia disfatta e riposta alla fine del viaggio con Coaching in Fabula, e quella preparata e pronta per ripartire con Bottega Biografica.
Nella nuova valigia ho messo giusto quel che serve: un bagaglio minimo, leggero, fatto delle cose veramente importanti che ho raccolto nei viaggi precedenti. E ho lasciato tanto spazio per quel che troverò strada facendo, e naturalmente per quel che ci infileremo dentro tu e io insieme.
Il nuovo viaggio comincia da qui: sul limitare di un’estate, alla fine di un raccolto, davanti alla porta di una bottega.
Ci entriamo insieme?
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L'armadio della meraviglia
Spunti e risorse di Bottega per interrompere l’ovvio, accendere la curiosità e aprire a una domanda.
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• Disfare per ritrovare
Nel periodo in cui ho acquistato il nuovo dominio, una domenica, guardando la libreria, mi è venuta voglia di disfarla e risistemarla. Un’operazione che per me vuol dire soprattutto perdermi per ore a sfogliare quei libri che non mi passano per le mani da un po’. Il mio gioco preferito è aprirli a caso, lasciar cadere lo sguardo dove cade, e raccogliere lo spunto che mi arriva.
Quel giorno, tra le pagine di Foglie d’erba di Whitman, ho trovato esattamente il messaggio che avevo bisogno di trovare in quel momento. E infatti l’ho appuntata in uno dei miei tanti taccuini di ventura:
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Su andiamo! Chiunque tu sia, vieni via con me! Se viaggi con me, troverai ciò che non stanca mai.
[…] Su andiamo! Non dobbiamo fermarci qui! Per quanto invitante questa raccolta di provviste, per quanto comoda questa dimora, non possiamo restare qui! Per quanto riparato questo porto, per quanto calme queste acque, non possiamo ancorare qui! Per quanto accogliente questa ospitalità che ci avvolge, noi possiamo goderne solo per poco.
Su andiamo! Gli stimoli saranno maggiori […] Veleggeremo per mari selvaggi e inesplorati […] Andremo dove ci porta il vento, dove si frangono le onde, e dove il clipper yankee fila a vele spiegate. Su andiamo! Con forza, libertà, con la terra e gli elementi! Con salute, sfida, gioia, amor proprio, curiosità!
[…] Su andiamo! Dietro ai grandi! Per diventare come loro! Anche loro sono in cammino, sono gli uomini veloci e maestosi, sono le donne migliori!
[…] Su, andiamo! Verso ciò che è senza fine come era senza principio!”
[…] Per non veder nulla se non ciò che si può raggiungere e oltrepassare! Per concepire solo quel tempo che, per quanto lontano, tu possa raggiungere e oltrepassare! Per guardare su e giù solo sulla strada che si snoda e si ferma per te! E che, per quanto lunga, si snoda e si ferma per te!
[…] Sempre vivi e sempre in avanti […] Maestosi, solenni, tristi, in disparte, perplessi, pazzi, turbolenti, deboli, insoddisfatti […] Disperati, fieri, appassionati, malati, dagli uomini accettati, dagli uomini rifiutati
[…] Su, andiamo! Chiunque tu sia! Vieni avanti! Non devi rimanere in casa, anche se l’hai costruita tu, o è stata per te costruita.
[…] Su, andiamo! Non perdere tempo! Lascia il foglio non scritto sul tavolo, e il libro chiuso sullo scaffale! Lascia gli attrezzi nell’officina! Lascia che i soldi non sian guadagnati!
[…] Ecco, ti do la mano! Ti do il mio amore, prezioso più del denaro. Ti do me stesso […] Ti darai tu a me?
L’ho presa come un’esortazione diretta e non derogabile del mio demone sacro: chissà che, trovandola oggi qui, non arrivi anche a te allo stesso modo.
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• Disfare per scegliere
Ci sono cose facili da disfare: una valigia, un cassetto, un armadio, una libreria… E poi ci sono cose difficili da disfare: quelle che non possiamo semplicemente rovesciare sul letto, sul tavolo o sul tappeto come facciamo con indumenti, libri, oggetti.
Le nostre storie, per esempio. Quando qualcosa si accumula o si aggroviglia lì dentro è un po’ più complicato capire da dove partire per svuotarle di quel che le ingombra, o da quale capo prendere il groviglio per cominciare a disfarlo. Se qualcosa nel tuo bagaglio di storie si è aggrovigliato, e non sai da dove cominciare a sciogliere il nodo, comincia da qui:
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• Disfare per ripartire
Scegli tre cose che appartengono al bagaglio della stagione che stai lasciando. Possono essere oggetti, abitudini, impegni, pensieri, modi di fare, persino storie che continui a raccontarti.
✦ Una da mettere nella valigia per il viaggio nella nuova stagione che sta per cominciare.
✦ Una da mettere via e archiviare.
✦ Una da tenere in sospeso in attesa di capire cosa farne.
Cosa raccontano di te e dei tuoi progetti per la prossima stagione?
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Dal Fabulatorio per questa settimana è tutto (ed è bello essere tornata a scriverlo!).
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Il Fabulatorio è un laboratorio settimanale per allenare la tua curiosità, un luogo dove puoi esaminare la tua storia, incontrare nuovi punti di vista e sperimentare diverse tecniche narrative applicate alla fioritura personale. Dietro al Fabulatorio ci sono io: ciao, sono Carlotta, counselor filosofica a indirizzo biografico e mitobiografico.
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